Digital work on canvas cm.190x190 di Filippo Panseca, 2009.
Li fa infuriare perché usa l’incasso di ogni asta, come capitale di provenienza privata, anziché bancaria, esente da interessi passivi, quindi, per pagare sempre più in ritardo i più aggressivi tra i creditori delle aste precedenti, contravvenendo agli accordi contrattuali sottoscritti con gli affidatari delle ultime opere vendute. Significando con ciò che Finarte è divenuta un cerino acceso, destinato a spegnersi scottando le dita degli affidatari di opere che lo reggeranno per ultimo.
Chiunque abbia intenzione di affidare a Finarte opere d’arte perchè siano vendute all’asta, perciò, legga e annoti le informazioni che seguono reperibili in rete tramite Google.
(Milano 30 gennaio 2009 – Il sole 24 Ore Radiocor)
Il gruppo Finarte Casa d’Aste a fine
Finarte Casa d’Aste ha comunicato che la posizione finanziaria netta al 31-08 evidenzia un rosso di 5,7 mln, dai -5,3 di fine luglio mentre il saldo riferito al gruppo è negativo per 5,7 mln, dai 5,3 mln precedenti.
(Forum FinanzaOnline del 6 ottobre 2009)
Ho letto sul sito Finarte un comunicato ove si dice che non comunicherà più i prezzi raggiunti dai lotti in asta, ma solo se il lotto è stato o meno venduto.
Non mi sembra il massimo come trasparenza…
Secondo voi è corretto per Privacy non pubblicare i risultati?
* E’ una vera sciocchezza.
* Visti i bilanci perennemente in rosso della società, non vorrei che altri siano i motivi di tale pensata. Oltre a chiedermi se con tale oscuramento dei dati potranno essere inserite le loro vendite nella compilazione dei ranking dei vari artisti.
* Forse la crisi morde così tanto il settore che per evitare ripercussioni sulle quotazioni delle opere evitano la diffusione dei prezzi di vendita…
* Scusate, ma, con quello che si sente in giro, CHI ha il coraggio di comperare qualcosa da Finarte?
* Mi sembra un autogol clamoroso: Ma chi darà a Finarte ancora i quadri da vendere?? Il trak record serve anche ai potenziali venditori per capire quale casa d’aste può consentire loro di realizzare al meglio. Mah…
(www.news.kataweb.it del 9 ottobre 2009)
Da un articolo di Paolo Manazza del Corriere Economia di lunedì 5 ottobre:
(…) Finarte è partita in quarta con quattro vendite. Due di arredi antichi (a Roma e Milano), una di gioielli e una di arte contemporanea (entrambe a Milano). Sui risultati una coltre di silenzio…
FINARTE CASA D’ASTE chiude la giornata di contrattazione (del 22/10/2009) a quota o,247 con un -4, meno rispetto alla chiusura precedente (o,258 del 21/10/2009). Un titolo del FTS All-Share che realizza il -8,52% sulla settimana, si posiziona quindi 414° nella clas performance sui 21 giorni (mese lavorativo)
Domanda: Mi piacerebbe sapere come mai questo titolo ogni giorno ha pochi movimenti, al massimo scambio di 60.000 azioni. Se io compero e poi decido di vendere, riesco? Oppure, visto che la richiesta è bassa, nessuno li prende? Grazie a chi mi da delle spiegazioni.
Risposta: Lasciala perdere Finarte, io son dentro, seppure abbastanza leggero. Società che della borsa non gliene frega nulla, non opabile e scarsa iniziativa per accrescere il proprio business… peggio di così…unica nota positiva un prezzo che secondo me è basso al momento, ma se non fanno niente…
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Lolita Timofeeva accanto a Eugenio Giani, assessore al Comune di Firenze.
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Le performaces espositive della pittrice lettone italiana russofona Lolita Timofeeva si sono rarefatte di anno in anno a cominciare dal 2005, dopo il primo ciclo iniziato nel 1993, epicentrato a Bologna, concluso nell’anno 2000.
Risulta incontestabilmente fondativo il ciclo del suo lancio "da zero notorietà e redditività artistica, a…", costituito da 21 expo personali in Italia e all’estero, con 5 presenze successive in Artefiera (più
Il ciclo che ho generato e gestito nel ruolo di esegeta principe e promoter/comunicatore sponsorizzato dal mio personale capitale di conoscenza ed estimatori, dotato di autonomia logistica progettuale e intellettuale, propulsiva e determinante.
Un ciclo che ho pubblicizzato con numerossimi testi scritti per essere pubblicati, con la mia firma e con pseudonimi (la cui identità scrittòria fittizia è stata generata da me con artifici), in cataloghi e pubblicazioni varie: testi che risultano tutti citati (elencati) dalla Timofeeva nella sua bibliografia webizzata senza il mio nome.
Un ciclo padre indiscutibile dei cicli successivi costituiti da 11 expo personali complessive (comprensive di alcuni flop come l’expo durata 5 giorni del
Conseguentemente si è rarefatta anche la sua bibliografia costituita sempre più da "voci"… in picciol numero e modesta significanza, di anno in anno: idem la sua collezione di foto in compagnia di Personaggi illustri nel ruolo di testimonial consapevoli e non.
Così come è diminuita progressivamente la sua attività espositiva, particolarmente durante l’ultimo ciclo di iniziative prevalentemente epicentrate a Firenze: mallevate da Eugenio Giani, assessore allo sport del capoluogo toscano e accreditate dal mentore di servizio istituzionale eclettico e disinvolto Maurizio Vanni, organizzatore di mostre collettive allestite con opere di autori eterogeni insiemizzate di volta in volta in ogni luogo con (e da) titolazioni pretestuose, buone anche per l’insiemizzazione di opere diverse d’altri autori.
Tanto da cominciare a risultare assente anche là dove è risultata presente: tra gli artisti in rapporto con
Con nessuna expo personale allestita durante gli anni 2006-2009 da curriculare nel sito personale www.lolitatimofeeva.it, dove risultano webizzate soltanto partecipazioni a expo collettive: 12, comprensive dell’annuale (ricorrente) Premio Sulmona, e delle stesse collettive replicate in location diverse a cura del Vanni. Accreditata (motu proprio) nei cataloghi come rappresentante della Repubblica di Lettonia, della quale non è mai stata cittadina, nè ha mai posseduto il passaporto dopo quello degli occupati sovietici.
Esemplare e significativa
Una "Biennale di Venezia 2007" risulta curriculata nel suo sito web senza l’indicazione della location et altro identitario: significando millanteria, oppure Florence Biennale 2007…refusata.
Nel
Il 2009 è avviato a concludersi in bianco (come suol dirsi), principiando un nuovo ciclo di rapporti precari col sistema dell’arte in età antaizzata, avendo superata la frontiera dei 40 anni nel 2004.
Nel website personale si segnala referenziata a Riga dal micro spazio espositivo (commerciale) Tifana Gallery, nel quale non ha mai allestito alcuna esposizione. Non gode buona fama presso Solvita Krese, director del Latvian Centre for Contemporary Art, che l’ha contestata (e continua a contestarla) come rappresentante artistica della Lettonia, considerandola straniera perchè cittadina italiana.
Per leggere altro cliccare i link qui di seguito:
http://www.liquida.it/lolita-timofeeva
http://www.italo-baltica.it/ Personality
http://immobilmente.blogspot.com/2008/11/bologna-case-agli-amici-degli-amici.html
www.enzorossiroiss.blogspot.com/.../eurocarni-in-tribunale.html
www.lastampa.it/redazione/.../38108girata.asp
www.studiliberali.it/.../LO%20SCANDALO%20DI%20BOLOGNA.pdf
www.namir.it/MAFIAGRAFFITI/legalita.htm
In alcune sale del Palazzo Zenobio ex Collegio Armeno (Dorsoduro 2596, Fondamenta del Soccorso) è stato insediato a Venezia il padiglione della Repubblica Araba Siriana, costituito da "stanze d’artista“ allestite anche con opere di Autori italiani, in occasione della 53. Biennale Internazionale d’Arte.
Comissiario Christian Maretti, cittadino emiliano-romagnolo editore/catalogatore a Faenza dell’opera omnia di Concetto Pozzati, e di libri che hanno per argomento e illustrazioni molti disegni di Francis Bacon, provenienti dal sedicente giornalista bolognese Cristiano Lovatelli Ravarino, tutti sprovvisti del riconoscimento d’autenticità sottoscritto da chi gode credito presso i mercanti d’arte e le case d’asta.
Curatori Enzo Dall’Ara e Marzia Spatafora, esordienti nel ruolo di critici d’arte nella città lagunare: con nessun cittadino siriano nel ruolo di co-commissario o co-curatore.
Tre "stanze d’artista“ per le opere siriane di Ussam Darwich, Yasser Hammoud e Hannu Palosuo. Sei "stanze d’artista“ per le opere italiane di Gastone Biggi, Salvatore Emblema, Sergio Lombardo, Franca Pisani, Concetto Pozzati e Turi Simeti.
Un singolare e stravange marchingegno espositivo , concepito e realizzato per dare location e visibilità (promozione mercantile) "biennalizzante“ alle opere di sei artisti italiani, piccoli maestri del pronto-da-appendere, poco considerati dai curatori di rassegne dell’arte italiana contemporanea più significativa allestite (o da allestire) in location espositive museali straniere.
Ai buoni intenditori bastino le parole scritte per comporre questo testo e per sollecitare commenti, considerando ovvia ogni altra considerazione "critica“ relativa all’impresa compiuta dell’Editore Maretti & C., palesemente pro Concetto Pozzati e Francis Bacon disegnatore in Italia esposto (intrufolato e non collateralmente) in altra sala dello stesso Palazzo Zenobio.
Di molta collateralità espositiva concomitante a Venezia con
Expo collaterali padrinate, in alcuni casi, da critici illustri discriminati dalla organizzazione delle expo centrali promotrici di artisticità in atto o in fieri.
E’ possibile scrivere ciò perchè tale collateralità risulta vacua, alla resa dei cosiddetti conti, comunque marginalizzante, penalizzata dalla scarsa audience massmediatica che suscita e dalla pochezza dei visitatori che registra.
Soprattutto la collateralità vetrinizzata sulle isole, in strette callette di collegamento sprovviste di negozi per la bisogna dei turisti, su campielli introvabili nel labirinto dalla mappa cittadina, in residenze privata disabitate perchè ubicate in zone disagiate dalla collocazione mappale o dall'acqua alta durante i mesi da ottobre ad aprile, lontana dai percorsi privilegiati dal flusso turistico, nelle zone periferiche di ogni sestiere, prive di attrazioni artistiche monumentali nelle più immediate vicinanze, là dove abitano le classi sociali meno abbienti, ed è necessario recarsi appositamente „colà“, perchè non ci si passa (come suol dirsi!).
Colà... nell'impiego in pubblici uffici, dove è possibile esercitare pubbliche funzioni privatizzandole pro domo propria et reciprocità autoreferenziale, e dove si puote sbagliare per privilegiare la docenza universitaria ortodossa amicale e la creatività epigonica o parodica corregionale, spendendo euro della comunità per curriculare divulgatori periferici del già noto omologato e artisti (dell’immagine, della parola, del suono) talentosi post in carriera…
Col Futurismo esemplificato nel suo anno centenario da riproduzioni di opere post-futuriste di Mino delle Site, Enrico Prampolini e Fortunato Depero, anzichè da opere fondative di Boccioni, Balla, Severini. La celebrazione del genio leonardesco. Omaggi doverosi ad alcuni scienziati capitanati da Galileo Galileo con inclusi Guglielmo Marconi ed Enrico Fermi tra i ragazzi di via Panisperna. Conferenziere in lingua inglese un Prof. docente presso l’Università di Chieti e Pescara. Iconografia copiaincollata da wikipedia.
Mi sono poste alcune domande a questo punto:
Quanti sono complessivamente gli studenti di nazionalità lituana, estone e lettone che frequentano annualmente i corsi di lingua italiana?
Quanto costa ognuno di loro allo Stato italiano, considerando gli stipendi pagati ai docenti „lettori in missione“, integrati dagli assegni per i coniugi e la figliolanza a carico?
Quanto risulta profittevole per gli studenti baltici frequentare le lezioni del lettorati italiani presso le università in Lituania, Estonia e Lettonia?
Si divulga la lingua italiana con conferenze in lingua inglese di oratori docenti presso università italiane, in trasferta con gettone d’ingaggio e spese rimborsate?
Alcune risposte me le sono date visitando i siti web delle Ambasciate d’Italia insediate a Vilnius, Tallin e Riga. Altre gradirò mi siano date.
In Lituania risulta siano state create cattedre di lingua italiana in 7 Università e Accademie e in 5 scuole superiori, con 1500 studenti iscritti (complessivamente durante gli anni accademici trascorsi), e con un Istituto Italiano di Cultura (inaugurato il 10 gennaio 2000) sede per corsi di lingua italiana che sono stati frequentati da 350 studenti (complessivamente).
In Estonia risultano 170 studenti impegnati a frequentare i corsi di lingua italiana presso le Università di Tallin e Tartu, e l'Accademia di Belle Arti, con borse di studio per un totale di 115 mensilità messe annualmente a disposizione dal Governo italiano. Assente un Istituto Italiano di Cultura, come negli anni in cui fu diretto da un giovane Indro Montanelli.
In Lettonia risultano istituiti corsi di lingua e cultura italiana presso l’Università di Lettonia a Riga, riservati agli studenti universitari, con lezioni impartite da due docenti. Con nessuna „informativa“ postata nel sito web dell’Ambasciata d’Italia nella quale sia possibile leggere il loro numero di anno in anno. Assente un Istituto Italiano di Cultura, risulta attiva una Associazione Lettone degli Insegnanti di Italiano (ALII), concepita e mantenuta attiva „privatamente“ come marchingegno per redditare italiani residenti a Riga.